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Sep
Pubblicato in: Web design
Autore: quid
Data pubb.: 4-9-2017
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Stupirsi per non smettere di imparare
"Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti".
(Albert Einstein)

Se lo stupore avesse un volto, sarebbe a mio avviso quello di un bambino con gli occhi sgranati e a bocca aperta. 

E’ questa caratteristica, abbinata alla curiosità, che li portano ad apprendere e crescere in modo sorprendente. 

Ma noi adulti siamo ancora capaci di stupirci? Siamo ancora così curiosi come lo eravamo da piccoli? Sappiamo ancora emozionarci per le “piccole cose”?

Irrigiditi dalle esperienze vissute e arricchiti di conoscenze, perdiamo troppo spesso la curiosità verso il mondo e verso noi stessi. Lentamente finiamo con il categorizzare la realtà in tanti cassetti bianchi o neri senza sfumature di colore. Questo è buono, questo è cattivo, questo è bello e questo è brutto. 

Forse per difesa o semplicemente per comodità. 
E’ infatti più semplice e meno dispendioso di energie utilizzare delle risposte già preconfezionate piuttosto che aprirsi a nuovi stimoli e a nuove esperienze. 
Spesso lo si fa per difesa contro le delusioni e le amarezze.

Troppe volte si tende ad attribuire un significato negativo al termine “stupore”: se è un bambino a stupirsi è normale, non conosce il mondo ma se è un adulto a provare stupore e magari esternando emozioni allora diventa agli occhi degli altri fragile e infantile. 

Diverse ricerche hanno dimostrato come sia proprio lo stupore a stimolare la mente alla curiosità e di conseguenza all’apprendimento.

Secondo Donald Winnicott, pediatra e famoso psicoanalista inglese, “la capacità di provare ancora stupore è essenziale nel processo della creatività”.

E allora rimpariamo a stupirci e ad emozioniamoci per rendere la nostra vita più intensa.
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